L’onda rivoluzionaria non tocca gli Emirati Arabi.

Lyfestyle a Dubai

A Dubai non si parla delle Primavere arabe” racconta Maurizio Valentini, Country Manager e responsabile per i sei Paesi del G.C.C. (Consiglio di Cooperazione del Golfo), del sito di e-commerce Souq (www.souq.com). “I conoscenti siriani che vivono qui, per esempio, descrivono una realtà diversa da quella presentata dai media occidentali”.

L’impressione – racconta l’avvocato Martina, che ha seguito a Dubai il marito dirigente di un’azienda italiana – è quella di una chiusura. Si aspetta che tutto passi. Insomma negli Emirati Arabi Uniti, manifestanti e oppositori sono visti come un fastidio, ribelli senza una vera causa che possono creare problemi”. Ancora secondo l’avvocato “ pur se i Paesi sono ricchissimi, anche nel Golfo il sistema giudiziario è obsoleto e la corruzione alta. I diritti delle donne sono in fase di stallo e la libertà di stampa è soggetta alla censura del governo”. I leader del Golfo al potere avrebbero quindi l’opportunità di riformare la loro società, anche se non contagiati dal virus delle rivolte. Lo faranno o staranno ad aspettare fingendo che nulla è accaduto?

A Dubai, uno dei sette Emirati della Federazione, e senz’altro il più famoso, sembra appunto che sia stata scelta la seconda opzione. Il capoluogo Dubai city mantiene intatta la sua sfacciata opulenza. Negli ultimi anni ha sviluppato progetti architettonici avveniristici comeil Burj Dubai, il grattacielo più alto del mondo ( 828 metri), la Rotating Tower, un grattacielo che ruota su se stesso, e l’hotel più fotografato, il Burj Al Arab, a forma di vela.

Una città che sembra voler collezionare primati. Il Dubai Mall, per esempio, il più grande centro commerciale al mondo in termini di superficie, con all’interno, il più grande acquario del mondo. Tutto è esagerato appariscente e sgargiante in questa città materialista, che ha addirittura inventato il Dubai Shopping Festival, nato nel 1996 da un’idea dello sceiccoMohammed Al Maktoum. Ma Dubai come spiega Maurizio Valentini punta anche a diventare una nuova Silicon Valley, “perché ha investito nello sviluppo tecnologico favorendo la libertà d’impresa. Nelle Free zone, le aziende straniere non devono avere per forza soci locali, hanno accesso ad infrastrutture tecnologiche di ottimo livello e non sono ostacolate da vincoli burocratici particolari”.

Dubai rimane comunque un luogo dalle forti contraddizioni. Su circa un milione eottocentomila abitanti, solo il 10% è locale. I ’nativi’ occupano in genere posizioni all’interno delle istituzioni governative, ruoli manageriali in istituti bancari, società gestite e di proprietà del governo. Gli altri sono ’expatriates’, e, in parte, il motore della economia locale. Circa tremila gli italiani, manager di multinazionali, imprenditori privati, impiegati nel settore turistico-alberghiero. Gli immigrati che arrivano dal Pakistan, Bangladesh, Filippine, svolgono invece il lavoro più duro con stipendi inadeguati e occupano il gradino più basso della classe socialeGli scioperi sono illegali, così come i sindacati.
E la crisi economica mondiale? “E’ arrivata anche a Dubai, anche se le autorità locali hanno cercato subito di trovare soluzioni per gestire la situazione e ora siamo in ripresa”, spiegaValentini. E Aggiunge sorridendo “lo si capisce anche dal traffico che è tornato frenetico”. “Un aspetto che amo di Dubai” aggiunge l’avvocato Martina “è la grande vitalità, l’energia, il dinamismo che ormai sembra scomparso dall’Italia”.

Tornando alla “primavere arabe”. Non hanno portato nessun cambiamento nel suo lavoro? chiedo a Maurizio Valentini .“Qualcosa è successo. Abbiamo rinnovato per esempio la pagina del sito dedicata all’Egitto. C’è una generazione di giovani imprenditori, ragazzi laureati, creativi (alcuni hanno lanciato una linea di magliette dedicate al nuovo Egitto) e abbiamo sentito l’esigenza di dare loro lo spazio che meritano”.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/La-Primavera-vista-da-Dubai#.TqV2U5tTdwc (riproducibile citando la fonte)

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