Una Libia da costruire

Il fallimento della ’Jamahariya’, il governo delle masse teorizzato da Gheddafi, lascerà il posto alla democrazia?

Oriana Fallaci e Mu’ammar Gheddafi

Gheddafi è stato arrestato dalle forze del Cnt, il governo di transizione libica, dopo la riconquista di Sirte”. Poi dopo un susseguirsi di notizie e smentite. “Il rais è morto”. Secondo le fonti della Tv satellitare Al-Arabiya e secondo fonti Ansa, il colonnello sarebbe arrivato senza vita nella città di Misurata. Ancora notizie discordanti. Secondo il Cnt,Ghaddafi è morto in seguito alle ferite riportate durante la cattura. AlJazeera, riferisce che il rais è stato ucciso durante una sparatoria. Secondo Libya Tv, invece Gheddafi sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa.

Al di là dei particolari della cronaca, la morte del colonnello provoca alcune considerazioni. Fin dal primo momento dell’intervento Nato in Libia e definito “una crociata contro di lui”, aveva dichiarato che non sarebbe mai fuggito e che “sarebbe morto nel suo Paese”.Gheddafi non avrebbe certo voluto una fine come quella di Saddam Hussein in Iraq. Ed è stato accontentato dalla sorte.

Ora che l’uomo che ha padroneggiato la scena libica, conducendo il gioco fra Occidente, Stati Uniti, Unione Sovietica, non c’è più, inevitabile ricordare l’intervista di Oriana Fallaci, pubblicata l 2 dicembre 1979 dal Corriere della sera. Allora, il colonnello, si definì il “leader della rivoluzione”, affermando che “ la democrazia è un sistema dittatoriale, il Parlamento e le elezioni un imbroglio”. E la” Jamahiriya, il comando del popolo, il congresso del popolo la migliore forma di governo”. Alla domanda di Oriana Fallaci sull’opposizione, rispose :”Che opposizione? Che c’entra l’opposizione? Quando tutti fanno parte del congresso del popolo, che bisogno c’è dell’opposizione? Opposizione a cosa? L’opposizione si fa al governo! Se il governo scompare e il popolo si governa da solo, a chi deve opporsi: a quello che non c’è?
La ’Jamahariya’, la teoria del “governo delle masse” elaborata da Gheddafi nel famoso Libretto verde, come alternativa sia al capitalismo e marxismo perché gestito direttamente dai comitati popolari che rappresentavano tutte le parti del paese e di ogni ceto sociale, è indubbiamente fallita.

I comitati del popolo in realtà non avevano potere e servivano solo a coprire la totale autocrazia di Gheddafi. E oggi il Consiglio Nazionale di Transizione afferma che finalmente in “Libia ci sarà democrazia“. Anzi che la Libia “può essere la prima vera democrazia nella regione.”

Una parola facile da pronunciare, democrazia. Meno da attuare. Soprattutto in un Paese che ha vissuto decenni sotto regime e ora, mesi di guerra. Una guerra che l’occidente ha voluto soprattutto per interessi personali. In un Paese dove il Governo Provvisorio è già stato accusato di torture e violazioni dei diritti umani. Libertà, dignità, democrazia. Ma il futuro della Libia è ancora tutto da fare. Anzi da progettare.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro Una Libia da costruire (riproducibile citando la fonte)

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