Il ruolo dell’Iran nella repressione siriana – L’INTERVISTA

“In Siria, in tutti i focolai di rivolta, mi veniva segnalata la presenza di stranieri che collaboravano con la polizia e i servizi segreti ma che non parlavano arabo“, racconta la giornalista Antonella Appiano, entrata in Siria il 7 marzo, senza accredito stampa, con un semplice visto turistico, e restata nel Paese per tre mesi. Racconta la sua esperienza nel volume Clandestina a Damasco.

Proteste contro Bashar

di Farian Sabahi

Che tipo di aiuto stanno dando le autorità iraniane al regime di Damasco?

Ho visto iraniani in vari posti di blocco, ma non sono in grado di quantificarne il numero complessivo. Molti oppositori e leader dell’opposizione mi hanno riferito che l’Iran fornisce regolarmente armi al governo siriano dopo l’embargo occidentale. Si parlava – e si parla ancora – di aiuti economici sotto varie forme, anche di investimenti immobiliari e imprenditoriali. In questo caso, le cifre riportate dalla tv di Stato sono superiori rispetto a quelle riportate dalla gente. Molti siriani ritengono che la leadership dia questa versione dei fatti per tranquillizzarli sul versante economico.

Esiste veramente, come riportato dai media, un divario tra la maggioranza sunnita e la minoranza alawita che tiene le redini del potere?

La minoranza alawita al potere ha cooptato una larga fetta di sunniti. Il divario quindi esiste fra gli alawiti e i sunniti (anche i cristiani) che stanno ai vertici e si spartiscono privilegi economici e gli altri, i poveri. Certo i sunniti poveri sono più numerosi degli alawiti o dei cristiani poveri, ma solo perché appunto costituiscono la maggioranza del Paese. Le tensioni non sono quindi nate su base confessionale pura, anche se esistono sunniti conservatori che temono un aumento dell’influenza sciita iraniana.

All’interno della dinastia regnante degli al-Assad, quali sono le divisioni?

Due “scuole di pensiero”. Secondo la prima non esistono divisioni. Bashar al- Assad subisce apparentemente l’influenza del fratello Maher, a capo dei battaglioni di élite – le Guardie repubblicane e la Quarta divisione corazzata – della sorella Bushra, dei vecchi generali e di alcuni importanti clan alawiti, ma in realtà ne fa parte. Anzi controlla saldamente il sistema ereditato dal padre. La seconda scuola di pensiero invece “assolve” in un certo senso il presidente, affermando che è costretto a subire decisioni altrui.


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