Scontri, tensioni e attentati: la Siria nella spirale della violenza

Mohamad Shama era uno dei giornalisti siriani che, insieme a noi giornalisti stranieri, aspettava ogni mattina di partire seguendo i caschi Blu dell’Onu in missione. Nel maggio scorso, prima che il generale Mood dichiarasse che “per motivi di sicurezza” le missioni erano sospese, il gruppetto di operatori e giornalisti restava ore ad aspettare con pazienza, sotto il sole, il segnale. Era. Perché Mohamad Shama, che lavorava per la televisione siriana satellitare al-Ikhbariya Channel, è stato ucciso insieme ad altri tre colleghi ieri (mercoledì 27 giugno ndr) durante l’assalto di un commando armato alla sede Tv, a Jan Shih, circa 25 chilometri dalla capitale. L’attacco è avvenuto poche ore dopo che il Presidente Bashar al-Assad aveva dichiarato che la Siria “è ormai in stato di guerra su tutti i fronti”.

L’escalation della violenza nel Paese sta seguendo un ritmo sempre più serrato e veloce. Due giorni fa sono scoppiati scontri tra le forze governative e i ribelli fino alle porte di Damasco, vicino alle postazioni della Guardia Repubblicana, mentre questa mattina una forte esplosione è avvenuta davanti al palazzo di Giustizia a Damasco. Sugli schermi della tv di Stato siriana sono apparse immagini di automobili in fiamme nel parcheggio dell’edificio. Nessuna vittima, sembra.

In sottofondo la situazione tesa con la Turchia. Venerdì scorso infatti la contraerea di Damasco, ha abbattuto un caccia turco sostenendo che aveva violato lo spazio aereo siriano. Tra accuse e contro accuse il Premier turco Recept Tayyp Erdogan ha richiesto una riunione degli ambasciatori Nato in base all’articolo 4 delPatto Atlantico (che prevede consultazioni quando la sicurezza di un Paese membro alleato può essere a rischi). Espressioni di solidarietà scontata per la Turchia, ma la Nato dice no a un’azione militare.

Il fatto impone comunque alcune riflessioni: la Turchia ha voluto cercare un casus belli? O è stato davvero un incidente? La versione di Ankara è, ovvio, completamente diversa da quella di Damasco: “un volo disarmato del Phantom F-4 per rilevare radar turchi”. La Russia, alleata della Siria, ha messo una pulce nell’orecchio dichiarando invece che il caccia “doveva testare i sistemi di difesa siriani e fare spionaggio per la Nato”. Il premier turco ha comunque annunciato nuove regole d’ingaggio per le forze militari turche lungo gli 822 km di confine fra i due Paesi. Da ora “dovranno rispondere con le armi a ogni violazione del confine”.

La Turchia non ha intenzione di attaccare la Siria, ha dichiarato Erdogan a ’Le Monde’, ma in queste condizioni, si sa, basta poco a provocare la scintilla. Anche perché lungo la frontiera porosa passano da mesi profughi, disertori, oppositori armati, mercenari, guerriglieri. Un traffico di uomini e di armi.

In questa situazione sempre pericolosa, l’inviato dell’Onu Kofi Annan sta provando a giocare ancora una carta per una soluzione politica e ha convocato per sabato 30 giugno, a Ginevra, una conferenza delle grandi Potenze e dei Paesi arabi. La proposta di Kofi Annan? L’istituzione nel Paese di un governo di transizione che includa sostenitori del presidente Bashar al-Assad e membri dell’opposizione. Le maggiori potenze Russia, Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Francia sembrano sostenere l’idea. Non ci resta che aspettare. In quella che ormai sembra una spy story, ma che purtroppo è una tragica realtà, e al di fuori degli interessi internazionali, regionali, delle Cancellerie, dei giochi di potere, come sempre il popolo siriano rimane l’unica vittima. Su tutti i fronti.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/la-siria-nella-spirale-della-violenza/ (riproducibile citando la fonte).

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