La Tunisia tra le correnti islamiche

Il punto sulla situazione dopo l’uccisione di Chokri Belaid

Tunisia protesters august 2011

Una premessa necessaria. In Occidente siamo abituati a leggere gli eventi Medio Orientali  attraverso chiavi di lettura rigide, cercando di classificare, di creare soprattutto una separazione netta fra i  musulmani ‘buoni-moderati’ e ‘cattivi-radicali’. I fenomeni sono  invece sempre più complessi.  Così l’assassinio di mercoledì di Chokri Belaid, uno dei leader dell’Alleanza laica del Fronte Popolare anti-governativo  in Tunisia, non può essere visto  solo come uno scontro fra laici e islamisti ma intrecciato a due problemi che sono alla base del Paese: l’economia e  la sicurezza.

Segnali di pesante tensione erano già nell’aria da tempo – racconta  per telefono un tunisino che chiede di rimanere anonimo – La massa continua a vivere in condizioni di disagio, i giovani soprattutto sono delusi e molti trovano voce nell’islamismo radicale. Il governo non riesce a soddisfare le richieste della popolazione. E lo scontento è via via accresciuto sfociando nel disordine, nel caos”. Ancora un testimone da Tunisi, dichiara che “il paese soffre problemi di  sicurezza, criminalità diffusa, attacchi  da parte della “Lega della protezione della rivoluzione” , le milizie che  i membri del  partito di al- Nahda, continuano a proteggere. E le finanze pubbliche sono in rosso”. “Qualche settimana fa, durante la mia ultima visita nel paese, si respirava una pesante aria di sfiducia” dichiara  Pietro Longo,  Dottorando in Studi sul Vicino Oriente all’Università l’Orientale di Napoli ed esperto di Diritto Islamico.“In occasione del secondo anniversario della Primavera dei Gelsomini, il centro di Tunisi era gremito di gente che celebrava l’evento.  Però saltava agli occhi la massiccia presenza di striscioni e bandiere del partito islamico moderato affiliato alla Fratellanza Musulmana,  al-Nahda.  La prima riflessione che si può trarre è il palese tentativo di al-Nahda di impossessarsi della retorica rivoluzionaria, cosa che fino a quel momento non era avvenuta. Sappiamo  bene che né in Tunisia né in Egitto gli islamisti hanno innescato la rivolta e, correttamente, al-Nahda si era mostrata restia nell’impossessarsi di meriti che non possiede. In quest’occasione invece il partito ha voluto manifestare la propria presenza, ricalcando che il ruolo che ha condotto fino ad ora alla guida del paese”.

Perchè?

I vertici di al-Nahda sono consapevoli che il  favore nei loro confronti è in caduta libera. Secondo un sondaggio recente, se si tenessero elezioni in questo periodo al-Nahda dimezzerebbe il proprio consenso a tutto vantaggio di Nidha Tunis, la formazione contenente  elementi del vecchio regime di Ben Ali. In questo contesto deve essere letto l’assassinio di  Chokri  Belaid.

 

La vittoria dell’Islam politico dopo le rivolte sta dunque slittando verso un ‘fallimento dell’alternativa islamica’? 

Fallimento è un concetto forte, però l’ alternativa è messa in pericolo dal discredito che questo evento, insieme ad altri, alimenta. C’è l’impressione che – al di là degli slogan di giustizia sociale e di fine della dittatura,-  gli islamisti  non siano  in grado di gestire un paese.
Ma è difficile passare dall’opposizione al governo, così come è difficile compiere miracoli socio-politici in poco tempo..
Certo i partiti religiosi sono sempre stati esclusi dall’agone politico. E secondo i politologi e gli studiosi della democratizzazione, i segni di cambiamento necessitano di due o tre legislature, prima che si manifestino comportamenti politici ‘nuovi’. Non per forza  più democratici  ma senza dubbio slegati dalle logiche del sistema precedente di Ben Alì.

 

Che cosa rappresentava Belaid?

Era avvocato e uomo politico. Aveva fatto parte della Commissione per la Realizzazione degli Scopi rivoluzionari che ha guidato la transizione nei suoi primissimi giorni (con a capo Ben Achour, famoso docente e giurista tunisino). Politicamente di ‘sinistra’, cioè equidistante dal regime passato quanto dagli islamisti, è stato feroce critico di entrambi. Apparteneva a quella parte della società civile tunisina che non avrebbe mai desiderato un governo di islamisti. Non solo perché nutriva scarsa considerazione per i loro programmi politici ma, soprattutto a causa della sua predilezione per le istanze laiche.  Un agguato brutale  in pieno giorno ad el-Menzah, quartiere periferico di Tunisi.  Un’azione  premeditata e pianificata. Del resto Belaid aveva ricevuto numerose minacce di morte nei mesi passati. Secondo il quotidiano Indipendente, Belaid poco prima di essere ucciso aveva dichiarato che “chiunque si oppone a al- Nahda diviene soggetto a violenza”. Cosa volesse dire con queste parole  non è semplice da decifrare.  Innegabile comunque  che il paese soffra già da qualche tempo per  i frequenti episodi di violenza, apparentemente, gratuita. Proprio di recente, uno dei leader di al-Nahda, Abd al-Fattah Mourou, di solito identificato come il più moderato è stato aggredito da alcuni salafiti

 

Sul clima teso di questo periodo – anche prima dell’omicidio di Chokri Belaid – concorda  Francesco Chiabotti, dottorando in Storia dell’Islam Medioevale, all’Université de Provénce  “Sono stati  vandalizzati  almeno una quarantina di mausolei sufi.Il sufismo rappresenta la parte mistica, spirituale  della religione. E in Tunisia, esiste una classe media musulmana e progressista, spesso profondamente e sinceramente legata al sufismo. Che osserva  con preoccupazione l’ascesa dell’islamismo radicale . Un’ascesa che il partito al- Nahda per incapacità politica non  riesce (o non vuole?) contrastare.  Posso quindi segnalare da parte di colleghi tunisini, anche l’inquietudine di chi da anni lotta per preservare il patrimonio spirituale e culturale del sufismo. Sono pessimista. In passato le crisi si assestavano perché si credeva nel futuro, oggi il futuro non si vede più. Un episodio che pochi conoscono. La docente universitaria Nelly Amri ha pubblicato un libro sulla Santa di Tunisi il cui mausoleo è stato distrutto. E’ stata minacciata, ha paura. Sono preoccupanti anche i commenti eccitati della ‘umma’ di facebook, che inneggia all’epurazione  dei centri sufi, considerati  “luoghi di miscredenza”. In questo contesto, va chiarita ancora una volta la differenza fra al- Nahda, un partito religioso, vicino ai Fratelli musulmani, e le frange estreme del Salafismo, legate invece al jihadismo che vogliono sradicare la spiritualità popolare per poter imporre un Islam puritano ispirato ai Wahhabiti“.

“I Salafi ritengono di rappresentare l’Islam puro, quello delle origini, dove la mistica non era contemplata –  precisa  Pietro Longo. – Questa però è una visione solo di una parte del Salafismo, quello rigorista,  che si potrebbe appunto definire ‘wahhabi’, cioè prettamente legata ad un modo di intendere e praticare l’Islam, radicato in Arabia Saudita”.

A questo punto gli analisti si dividono. Molti ritengono che questa corrente salafita  sia cresciuta perché gonfiata dai venti della Penisola Araba. E’ una facile conclusione che però dovrebbe essere suffragata da prove. Aggiunge Pietro Longo: “Certo dall’inizio della rivoluzione ad oggi c’è un frequente via vai di Imam sauditi che ‘istruiscono’ gli Imam locali ma davvero si vuole credere che una società cambi il proprio modo di praticare la religione in così poco tempo? al-Ghannushi, leader di al-Nahda, ha scritto che la religiosità tunisina tradizionale (al-tadayyun al-taqlidi al-tunisi) è formata da tre elementi: la mistica, il madhhab malikita prevalente e la teologia ash’arita. Quindi in sostanza il modo con cui l’Islam è praticato a Tunisi conosce da sempre un elemento mistico. Lo stesso leader di al-Nahda però additava questi tre elementi come concause di stagnazione e auspicava un loro superamento (non a una eliminazione) per una riforma religiosa che accompagnasse le istanze moderne. C’è un legame tra ciò e l’atteggiamento dei salafiti verso la mistica?“.

Potere, problemi economici, insoddisfazione delle masse. I fattori s’intrecciano . La Tunisia del ‘dopo-rivoluzione’ non sembra in grado di offrire  degne condizioni di vita all’enorme popolazione di giovani e molti credono di trovare la soluzione nell’Islam radicale. La società civile tunisina è omogenea ma gli episodi di violenza non era mai stata accompagnati dalle armi.  La domanda che ci poniamo è questa: l’omicidio di Belaid, segna una svolta definiva? Una possibile deriva egiziana?  Assisteremo  a repressioni  pesanti?  A un tentativo di riportare ordine  attraverso ‘uomini forti’, dall’esercito?

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro La Tunisia tra le correnti islamiche (riproducibile citando la fonte)

 

 

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