La galassia dell’opposizione civile in Egitto

Intervista a Fuad Badrawi segretario generale del partito al-Wafd

story queen elizabeth(Il Cairo) “Ci rendiamo conto che il problema maggiore è la divisione per questo è stato creato il Fronte di Salvezza Nazionale, di cui facciamo parte” afferma Fuad Badrawi segretario generale del partito al-Wafd (liberale). “La prima riunione è avvenuta proprio qui nella nostra sede di El- Dokki”. Infatti il fronte dell’opposizione madani (civile) che è rimasto unito durante la rivoluzione del 25 gennaio, si è frammentato subito dopo le dimissioni di Mubarak, perché le varie correnti seguivano progetti differenti, ed erano diverse nell’ideologia.

È importante sottolineare che in Egitto esistevano già forze politiche strutturate prima della Rivoluzione. Il partito al-Wadf che deriva dallo storico partito nazionalista, ed è stato fondato nel 1978, è uno di quelli. Insieme a al -Tagamm (di sinistra) nato nel 1976.

A partire dal marzo 2011, si sono formate altre quattro piattaforme politiche: il Partito socialdemocratico, Egiziani liberi, Libertà egiziana, e Coalizione Socialista popolare. E dopo le elezioni Presidenziali del giugno 2012 sono nati altri partiti politici, quelli che si sono poi imposti come principali attori: il Partito della Costituzione (creato da Mohammad el-Baradei), il Partito della Conferenza (fondato da Amr Musa), Egitto Forte ( il leader è Abd al- Munim Abu al- Futuh, candidato alle presidenziali). Esistono anche organizzazioni che riuniscono partiti o attivisti diversi come la Corrente Popolare Egiziana e formazioni, come il Movimento dei Socialisti Rivoluzionari, Il Movimento 6 Aprile, Kifaya (che in dialetto egiziano significa “basta”).

Il Fronte di Salvezza Nazionale – prosegue Fuad Badrawi – riunisce otto partiti e altri gruppi di opposizione e correnti popolari. Ogni partito ha il suo leader e un comitato direttivo che si confronta con il Consiglio del Fronte. Certo su molti punti non abbiamo ancora trovato un accordo, ma abbiamo un obiettivo comune, la creazione di uno Stato civile”. Il concetto di ‘civile’ è molto importante per il fronte dell’Opposizione che noi occidentali chiamiamo ‘laica’. Un errore, infatti, perché tutti questi movimenti non sono ‘laici’ nell’accezione occidentale del termine. Ambiscono semplicemente alla nascita di uno Stato non religioso. I principi dell’Islam rimarrebbero nelle fonti del diritto.

Qualche progetto del Wafd? Puntiamo molto sulla parità dei diritti delle donne e sull’istruzione. In Egitto il sistema scolastico va riformato sia per quanto riguarda la scelta delle materie da insegnare, sia nella metodologia, sia nella preparazione degli insegnanti. Il livello d’istruzione è troppo basso, molti giovani non hanno accesso alle scuole pubbliche. Stiamo anche lavorando a un progetto di riforma elettorale”.
L’impressione è che spesso le rivolte vengano strumentalizzate, con l’intervento di provocatori, chi sono? “Non lo sappiamo con certezza. Questo fatto non ci aiuta. Le manifestazioni dovrebbero essere pacifiche. Molti hanno interesse a creare il caos. Certoescludo i Fratelli Musulmani, che alcuni invece accusano. L’èntourage del vecchio sistema forse o l’esercito”.

Un altro problema dell’Egitto è quello della sicurezza. Ma Fuad Badrawi con eleganti giri di parole in un arabo classico fluente riesce a eludere la domanda sulla “polizia che sembra assente o comunque poco partecipativa”. Nella capitale cariota molti concordano sul fatto che la polizia sia colpevole di omissioni, di non intervenire in tempo, quasi di favorire gli scontri. Un simpatizzante del Fronte, che però non ricopre cariche ufficiali mi racconta che “i vertici della polizia forniscono spiegazioni motivazioni diverse. Qualcuno afferma che non vogliono essere visti dalla popolazione come agenti dei Fratelli musulmani. Altri invece che la shurta egiziana (polizia nda) ha deciso di non prendere posizione, di non rischiare in un clima di anarchia generalizzata, dove molti confondono la libertà con la possibilità di fare qualunque cosa”.

Alcuni attivisti del ‘Movimento 6 aprile’ – che ho incontrato sabato scorso a Downtown, davanti al Palazzo della Corte di Giustizia prima della manifestazione -confessano di essere “delusi e sfiduciati”. “La rivoluzione è da rifare?” si chiedono. Oppure: “il popolo egiziano non è pronto per la democrazia?”.

In esclusiva per Lindro, riproducibile citando la fonte.
per L’Indro:  La galassia dell’opposizione civile in Egitto


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