Siria: Obama e Putin e gli affari in Medio Oriente

Le dichiarazioni ambigue lasciano intendere nuove ridistribuzioni di potere sul territorio. Cambiano le alleanze?

 

La guerra del Golfo è durata un mese. E la risoluzione approvata ieri dai leader della Commissione Esteri del Senato Usa, sull’attacco della Siria, prevede una operazione militare  di 60 giorni, estendibili di 30. 90 giorni quindi, tre mesi. 

Ma non doveva essere solo un blitz di tre giorni? Una “contenuta azione punitiva” nei confronti di Bashar al- Assad per l’uso di armi chimiche? Un altro punto ambiguo della bozza. Mentre si esclude lo spiegamento di truppe da combattimento sul terreno, si prevede un piano di aiuto per i ribelli fino al rovesciamento del regime siriano.

Obama non aveva dichiarato “nessun regime change”, ma sappiamo come i termini possono essere interpretabili, modificabili come cera calda. O mascherare le intenzioni che sembrano esprimere. La bozza è molto più simile a una dichiarazione d’impegno alla guerra. In piena regola.  Che cosa ha determinato l’accelerazione degli ultimi giorni – fra l’altro piena di colpi di scena – sul piano militare? Non certo la declamata pressione dell’opinione pubblica occidentale.  Non ricordiamo molto interesse per la sorte del popolo siriano durante questi due anni.

D’altra parte stupisce anche la dichiarazione di Putin sulla possibilità di sostenere l’azione dell’ONU nel caso provasse, senza ombra di dubbio,  l’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. L’alleato storico di Damasco ha trovato nuove intese? Sappiamo che a Putin stanno solo  a cuore gli interessi economici e strategici in Siria. Se avesse trovato interlocutori credibili e garanzie fra gli oppositori molto probabilmente avrebbe già abbandonato Bashar al -Assad al suo destino.

Dubbi, tanti interessi, tanti obiettivi. Alleanze che cambiano. Ma in Medio Oriente il “Grande gioco” continua sempre e sempre cambia pedine come su una grande tavola da  scacchi. Dubbi. Mentre Papa Francesco scrive a Putin e ai leader degli Stati del  G20 chiedendo di abbandonare l’idea di una soluzione militare per evitare al popolo siriano altre sofferenze; mentre si aspetta la votazione della bozza di risoluzione da parte del Comitato, previsto negli Stati Uniti per  giovedì prossimo. Mentre a Damasco si evacuano i Ministeri e la gente non sa più che cosa sperare.

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Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro Siria: Obama e Putin e gli affari in Medio Oriente (riproducibie citando la fonte)
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