Souheir al-Atassi

La rivolta (nell’ombra) delle donne

Le voci contro il regime sono forti, ma isolate, per questo Bashar resta saldo al potere

E’ una delle domande che mi sento fare spesso. “Ma le donne, in Siria, hanno partecipato alle rivolte?” Durante i primi mesi, da metà marzo a luglio del 2011, non in maniera rilevante. Perché le donne non vanno in moschea il venerdì, o almeno sono poche quelle che lo fanno. E in quella prima fase le rivolte si limitavano al venerdì. In quel periodo c’è stato qualche raduno separato. Più volte, sui siti pro-rivoluzione presenti su Facebook, è stata annunciato qualche corteo, a Damasco, che poi non si è svolto. Episodi sporadici: una volta un corteo è stato disperso, e si trattava di poche decine di persone.

Le donne hanno seguito i funerali dei parenti. E questo soprattutto a Dar’aa. Ma per stessa ammissione degli attivisti con cui ho parlato, durante la mia permanenza nel Paese, le donne sono state poco presenti sulla scena. Almeno quella attiva. E’ da sottolineare il fatto che, in un primo tempo, l’opposizione, ’reale’ – quella sul territorio intendo e non quella virtuale su Internet o quella all’estero – era composta in gran parte da elementi conservatori e religiosi.Anche i più giovani mi hanno risposto che per l’Islam il ruolo della donna non è quello”.Altri oppositori più laici hanno sottolineato ’il pericolo’. Quindi, per evitare l’arresto le donne siriane hanno partecipato alle rivolte, più che altro curando i feriti, preparando striscioni, raccogliendo cibo e denaro per le famiglie delle vittime della repressione.