Turchia

Scontri, tensioni e attentati: la Siria nella spirale della violenza

Mohamad Shama era uno dei giornalisti siriani che, insieme a noi giornalisti stranieri, aspettava ogni mattina di partire seguendo i caschi Blu dell’Onu in missione. Nel maggio scorso, prima che il generale Mood dichiarasse che “per motivi di sicurezza” le missioni erano sospese, il gruppetto di operatori e giornalisti restava ore ad aspettare con pazienza, sotto il sole, il segnale. Era. Perché Mohamad Shama, che lavorava per la televisione siriana satellitare al-Ikhbariya Channel, è stato ucciso insieme ad altri tre colleghi ieri (mercoledì 27 giugno ndr) durante l’assalto di un commando armato alla sede Tv, a Jan Shih, circa 25 chilometri dalla capitale. L’attacco è avvenuto poche ore dopo che il Presidente Bashar al-Assad aveva dichiarato che la Siria “è ormai in stato di guerra su tutti i fronti”.

L’escalation della violenza nel Paese sta seguendo un ritmo sempre più serrato e veloce. Due giorni fa sono scoppiati scontri tra le forze governative e i ribelli fino alle porte di Damasco, vicino alle postazioni della Guardia Repubblicana, mentre questa mattina una forte esplosione è avvenuta davanti al palazzo di Giustizia a Damasco. Sugli schermi della tv di Stato siriana sono apparse immagini di automobili in fiamme nel parcheggio dell’edificio. Nessuna vittima, sembra.

In sottofondo la situazione tesa con la Turchia. Venerdì scorso infatti la contraerea di Damasco, ha abbattuto un caccia turco sostenendo che aveva violato lo spazio aereo siriano. Tra accuse e contro accuse il Premier turco Recept Tayyp Erdogan ha richiesto una riunione degli ambasciatori Nato in base all’articolo 4 delPatto Atlantico (che prevede consultazioni quando la sicurezza di un Paese membro alleato può essere a rischi). Espressioni di solidarietà scontata per la Turchia, ma la Nato dice no a un’azione militare.

Il fatto impone comunque alcune riflessioni: la Turchia ha voluto cercare un casus belli? O è stato davvero un incidente? La versione di Ankara è, ovvio, completamente diversa da quella di Damasco: “un volo disarmato del Phantom F-4 per rilevare radar turchi”. La Russia, alleata della Siria, ha messo una pulce nell’orecchio dichiarando invece che il caccia “doveva testare i sistemi di difesa siriani e fare spionaggio per la Nato”. Il premier turco ha comunque annunciato nuove regole d’ingaggio per le forze militari turche lungo gli 822 km di confine fra i due Paesi. Da ora “dovranno rispondere con le armi a ogni violazione del confine”.

La Turchia non ha intenzione di attaccare la Siria, ha dichiarato Erdogan a ’Le Monde’, ma in queste condizioni, si sa, basta poco a provocare la scintilla. Anche perché lungo la frontiera porosa passano da mesi profughi, disertori, oppositori armati, mercenari, guerriglieri. Un traffico di uomini e di armi.

In questa situazione sempre pericolosa, l’inviato dell’Onu Kofi Annan sta provando a giocare ancora una carta per una soluzione politica e ha convocato per sabato 30 giugno, a Ginevra, una conferenza delle grandi Potenze e dei Paesi arabi. La proposta di Kofi Annan? L’istituzione nel Paese di un governo di transizione che includa sostenitori del presidente Bashar al-Assad e membri dell’opposizione. Le maggiori potenze Russia, Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Francia sembrano sostenere l’idea. Non ci resta che aspettare. In quella che ormai sembra una spy story, ma che purtroppo è una tragica realtà, e al di fuori degli interessi internazionali, regionali, delle Cancellerie, dei giochi di potere, come sempre il popolo siriano rimane l’unica vittima. Su tutti i fronti.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/la-siria-nella-spirale-della-violenza/ (riproducibile citando la fonte).

Un filo di speranza in Siria

Le notizie si susseguono serrate. E sempre più drammatiche. Ma nel complesso il Cessate il fuoco sembra rispettato

(giovedì 12 Aprile 2012, ore 20:37)

Kofi Annan

In Siria, dalle 6.00 – ora locale di stamattina – è entrato in vigore il ’cessate il fuoco’ previsto dal piano di Kofi Annan, inviato dell’Onu e della Lega araba. Ore convulse di tensione, queste, per le diplomazie internazionali che stanno seguendo la situazione in Siria con il fiato sospeso. “Il regime di Bashar al Assad verrà giudicato sui fatti e non sulle parole“,ha detto il segretario di Stato Hillary Clinton che, in veste di ’padrona di casa ’ ieri a Washington ha presieduto la riunione della prima giornata dei ministri del G8.

I lanci di agenzia si susseguono senza sosta. Nelle prime ore, calma, rispetto della tregua dai due schieramenti. Poi, dalla fonte Ansa, la notizia giunta telefonicamente da Hama, che l’artiglieria governativa siriana ha violato il cessate il fuoco sparando colpi di mortaio nella regione. Altre fonti (quelle dei Comitati di Coordinamento locali degli attivisti) riferiscono di bombardamenti di artiglieria nella regione di Zabadani a ovest di Damasco. Intanto, arriva(ore 13:51, italiane) un’altra agenzia che riporta l’annuncio di una esplosione ad Aleppo che ha investito un autobus, causando la morte di due personeI media siriani parlano di “attacco terroristico”.

La speranza si assottiglia. Era – e si vuole, ancora, scrivere “è” – un buon piano quello di KofiAnnan. Perché ha visto impegnarsi tutte le grandi potenze, la Lega araba e i paesi confinanti con la Siria – per la prima volta uniti. E perché, se si riuscisse a ’smilitarizzare’ anche solo in parte il conflitto, che sta diventando sempre più violento, questo porterebbe un momento di sollievo e di riflessione nel Paese. Una pausa. Una possibilità di uscire dalla crisi che sta distruggendo la Siria.

Ma adesso, sulla speranza, pesano le ultime notizie e la dichiarazione del primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, rilasciata al quotidiano ’Hurriyet’ Riferendosi all’attacco a colpi di arma da fuoco di lunedì, contro un campo profughi nella provincia orientale di Kilis, a ridosso del confine con la Siria del Ankara, Erdodan ha ricordato che la Nato ha la responsabilità di proteggere le frontiere degli Stati membri, e dunque anche quelle della Turchia. Si tratta di una clausola invocata in un solo caso: successivamente all’attacco terroristico alle Twin Towers ed al Pentagono del 2001. E’ quindi una dichiarazione che apre, di nuovo, cupi scenari.

Ed ecco le ultime, per ora, dichiarazioni di Kofi Annan: Sono incoraggiato dalle notizie che riferiscono di una situazione relativamente calma in Siria, e sembra che sia in atto la cessazione delle ostilità“. Seguono considerazione sulla ’fragilità’ della condizione siriana e la rassicurazione sul segretario generale Onu, Ban Ki-moon, il quale dovrebbe chiedere al Consiglio di Sicurezza di approvare una missione di osservatori delle Nazioni Unite il prima possibile. Dobbiamo e vogliamo, in tutti i modi, credere alle sue parole.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/Un-filo-di-speranza-in-Siria/ (riproducibile citando la fonte)

L’ombra dei curdi in Siria

Al cambio di governo si dividono tra oppositori e sostenitori del ragime. La Turchia sta a guardare.

L’Opposizione siriana è divisa anche all’interno del fronte curdo. Nel paese i curdi sono circa 1 milione e mezzo, circa il 10% della popolazione e vivono soprattutto nella regione nord-orientale di al-Hasake.

Il regime bathista ha sempre osteggiato il riconoscimento dell’identità curda, ma l’8 aprile 2011, dopo qualche settimana dall’inizio delle rivolte, il Presidente Bashar al-Asad ha concesso la cittadinanza ai curdi dell’Hasake (prima registrati come stranieri). E la repressione nelle zone curde è stata piuttosto ’morbida’. Infatti la leadership di Damasco è consapevole di un grande rischio: i curdi siriani possono contare sull’aiuto di milizie curdeirachene e turche.

Nello stesso tempo ben 11 partiti curdi non hanno aderito al CNS (Consiglio Nazionale siriano), una delle piattaforme dell’Opposizione più rappresentative, nata nel settembre scorso sotto l’egida turca e con sede a Istanbul. Fra questi ’dissidenti’, il Pyd, la sezione siriana del Pkk (il partito dei lavori del Kurdistan di Ocalan, considerato un’organizzazione terroristica in Turchia) che non accetta alcuna forma di collaborazione con Ankara.Impossibile per i loro rappresentanti avere a che fare con il governo turco che attacca il popolo curdo in Iraq.

I curdi che non hanno aderito al CNS, inoltre, hanno timore che l’Opposizione non voglia sostenere le rivendicazioni culturali e linguistiche, un governatore curdo nell’Hasake, il ritorno degli espatriati. Fa parte del CNS invece, la fazione ’Il Movimento del Futuro’, nata nel 2005. Anzi il suo leader, Mishaal Tammo era tra i fondatori del Consiglio nazionale siriano. Era. Perché il 7 ottobre scorso Tammo è stato assassinatoDa chi? Dal regime siriano o dalPyd? Un leader scomodo, che ridimensionava la specificità curda ed era disposto a trattare con Ankara.

Un problema, quello curdo, che ormai allarma anche Ankara. Schierata contro il regime, la Turchia ha ospitato il CNS sperando che le rivendicazioni dei curdi siriani potessero riconoscersi in quelle dell’Opposizione. Ma in questi giorni i curdi siriani del Consiglio Nazionale Curdo (CNC) hanno abbandonato l’ultimo incontro del CNS, perché la richiesta di veder riconosciuti i loro diritti “comunitari” era stata rifiutata.

Sembra che il CNC si stia orientando verso una richiesta di autonomia. Ed è proprio ciò che la Turchia teme. Come teme che il regime siriano possa servirsi del Pyd, in maniera ’attiva’. In un ’palcoscenico’ in cui sembrano moltiplicarsi gli attori in scena e dietro le quinte, impossibile fare previsioni semplicistiche o superficiali. A volte chi sembra una semplice comparsa può diventare protagonista e cambiare di nuovo la trama.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/lombra-dei-curdi-in-siria/ (riproducibile citando la fonte)

La Siria resta in attesa

Il mondo diplomatico si muove, ma a Damasco tutto sembra restare al punto di partenza

Eugene Rogan, – direttore del ’Middle East Centre al S. Antony’s College di Oxford’– scrive “Dopo cinque secoli di gioco condotto secondo le regole degli altri, ora gli arabi vogliono avere il controllo del proprio destino. Ci riusciranno?

A Baghad, al Vertice della Lega Araba, il tema più scottante in agenda è stata la Siria, ancora ’paralizzata’ – dopo il primo anniversario delle rivolte contro il regime – in una situazione che sembra, di fatto, senza vie di uscita. La crisi siriana ha messo in secondo piano un altro evento, anche questo testimone dei grandi mutamenti sul teatro del medio Oriente. Quello di oggi è il primo Summit della Lega in Iraq, dopo ventidue anni e dopo nove dalla resa diSaddam Hussein. Baghdad è blindata per paura di attentati. L’aeroporto, chiuso ai voli di linea e circa un 100 mila uomini, fra militari e poliziotti, controllano le strade e gli alberghi che ospitano le delegazioni estere e la stampa internazionaleUna ’operazione’ che è costata allo stato 500 milioni di dollari, ma che rappresenta una opportunità per fare uscire l’Iraq dall’isolamento politico e diplomatico a livello internazionale. Un rientro su una scena che non vede più attori ’storici’ come il leader libico Muammar Gheddafi , l’egiziano HosniMubarak, lo yemenita Ali Abdullah Saleh e il tunisino Zine el Abidine, scomparsi dopo gli stravolgimenti delle Primavere arabe.

Al Vertice, molto atteso il discorso di Kofi Annan, l’ex segretario generale dell’Onu. Nominato inviato speciale in Siria da Lega araba e Nazioni Unite e di ritorno da importanti incontri a Mosca e a Pechino –due degli alleati forti del regime di Damasco – Annan farà il punto della situazione. Il piano di pace presentato da Annan, accettato sulla carta anche dalla leadership di Damasco e da parte dell’Opposizione, ha il merito di cercare una soluzione politica basata sul dialogo.

Ma il presidente Bashar al Assad è veramente interessato a trattare? O, ancora una volta, sta ’prendendo tempo’? Fino ad ora è sembrato deciso ad usare la forza e le risorse del Paese pur di restare al potere, senza curarsi dei costi umani ed economici per la popolazione.

E l’Opposizione siriana? Divisa più che mai ( liberali, nazionalisti arabi, islamici, curdi) , alla conclusione dell’incontro che si è tenuto a Istanbul (26-27 marzo) sembra essersi accordata nel riconoscere come interlocutore il Cns (Consiglio nazionale siriano). Ma al patto non hanno aderito le componenti curde. Un elemento certo non trascurabile. E’ possibile, quindi che alcune forze dell’Opposizione accettino il dialogo proposto da Annan, ma su un punto sembrano tutti concordi: l’uscita di scena di Bashar-al Assad. Sembra un drammatico ’gioco dell’Oca’. Un giro e si ritorna alla partenza.

Intanto, domenica primo aprile, ancora a Istanbul si svolgerà la seconda conferenza deiPaesi ’Amici della Siria’. Circa ottanta, fra Nazioni e Organizzazioni internazionali. Grande assente, anche questa volta, la Russia mentre sarà presente ai lavori il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Fra gli scopi del summit, altri aiuti “non militari” ai ribelli siriani. Aiuti, in medicine, cibo e supporto per le comunicazioni che sarebbero quindi indirizzati ai disertori. Anche l’Esercito siriano libero, si era diviso ( a causa di un attrito fra i due leader, il colonnello Riad al Assaad, il primo comandante dell’Esercito libero siriano, e il generaleMustafa Al-Sheikh, l’ufficiale disertore di più alto grado). Ma sabato scorso, un portavoce ha annunciato che si è organizzato di nuovo sotto la guida di un unico ’Consiglio militare’.

Aspettando un altro giro delle pedine sul tavolo, le variabili del gioco aumentano. In Medio Oriente tutto può accadere in un attimo e scompigliare le strategie. O spazzare via le pedine.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/La-Siria-resta-in-attesa/ (riproducibile citando la fonte)

Usa: il referendum siriano è una farsa.

La situazione siriana è in stallo. Il Presidente Bashar intasca i risultati del referendum costituzionale

Mentre in Siria la proposta di legge sulla Costituzione del Presidente Bashar al-Assad è stata approvata oggi dal 54% dei 14 milioni di siriani aventi diritto al voto, è cominciato in ambito internazionale il gioco delle accuse di ’cinismo’ . “Il referendum costituzionale che si e’ svolto ieri in Siria e’ stata un’iniziativa totalmente cinica” secondo il Dipartimento di Stato americano.

Intanto, è il Premier e candidato alle presidenziali russe Vladimir Putin a criticare il ’cinismo’ dell’Occidente nei confronti della Siria. E ribadisce che il referendum “è stato un passo avanti verso la democrazia”. Per gli Usa, il comportamento del Presidente Bashar è slittato dal ’ridicolo’ al ’cinico’. Certo, bisogna ammettere che il referendum ha bloccato, almeno, per ora, l’ipotesi di un intervento armato tanto richiesto alla Riunione di Tunisi del 18 febbraio scorso dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Che il Presidente Bashar abbia letto ilMacchiavelli?

Il Presidente infatti è certo consapevole della partita che si sta giocando non solo in Siria ma in gran parte dell’area medio orientale. Dopo quasi un anno di manifestazioni non ha domato la rivolta. L’Opposizione si è in parte armata, e il Cns (Consiglio nazionale siriano), che è stato riconosciuto dall’Unione Europea, si è alleato con l’Esercito Siriano libero, con sede in Turchia. Ma Bashar si sente forte dell’appoggio della Russia , della Cina e dell’Iran. E della lealtà di molti siriani. La ferocia della repressione, infatti, ha rafforzato l’appoggio delle minoranze (un terzo circa dei 23 milioni di siriani).

L’opposizione continua a chiedere all’Occidente di armare i manifestanti. Ma Hillary Clintonribadisce il “no” degli Usa a fornire armi l’opposizione, anche “perché – ha dichiarato allaCbs – noi davvero non sappiamo chi andremo ad armare. Andremo a sostenere al Qaeda in Siria?
In effetti Ayman al Zawahiri, l’erede di Osama bin Laden, ha da tempo espresso il suo sostegno per i ’ribelli’ siriani.

Il bivio siriano.

Da un lato l’appoggio di Russia, Cina e Iran, dall’altro l’inasprimento delle posizioni americane. Intanto il Paese continua ad essere teatro di violenze.

La Siria a un bivio? E’ destinata a diventate terra di scontro fra lo schieramento arabo-statunitense e quello russo-iraniano? Oppure stiamo assistendo solo ad ’una prova di forza’ delle vecchie superpotenze? Secondo fonti della Cnn, il Pentagono ha preso in esame l’ipotesi di un intervento militare contro la Siria. L’Unione Europea si è dissociata, ribadendo, ancora una volta, che la ’Siria non è la Libia’.

L’enigma siriano

La rivolta si militarizza, trattative segrete tra ribelli e nuovo governo libico. Di Paola: “ma la Siria non è la nuova Libia”.

In medio Oriente, a volte si ha la sensazione che nessun evento della storia abbia mai un orizzonte finito” aveva scritto scritto Robert Fisk, del quotidiano inglese ’The Independent’, nel celebre saggio ’Cronache mediorientali’. Una definizione perfetta per la crisi siriana: in continua evoluzione, con nuovi scenari ed ipotesi. Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre gli eventi hanno subito una forte accelerazione con la progressiva militarizzazione della rivolta: imboscate, uccisioni mirate, blitz contro centri di comando.

L’esercito siriano libero- composto da migliaia di disertori dell’esercito regolare al comando del colonnello Riyadh al Asaad – pare sempre più forte e organizzato. Le fonti sull’addestramento dei militari ribelli nella base turca di Iskenderun non sono confermata anche se sembrano attendibili. Dall’altra parte Ankara, dall’inizio della crisi siriana, ha sempre sostenuto le rivolte contro il regime di Assad. In Siria entrano armi di contrabbando già da agosto, ma in questo ultimo periodo l’afflusso attraverso il confine libanese e turco è aumentato. Su ’L’Indro’ avevamo già riportato le tesi opposte sui “finanziatori”. e a fine novembre sul Daily Telegraph è apparsa la notizia di trattative segrete tra i ribelli siriani e le nuovo governo libico che avrebbe offerto armi e addestratori.

Burthan Ghalioun alla guida del CNS ( Consiglio Nazionale siriano) si dichiara contrario agli interventi dell’esercito Siriano libero, ribadendo che “il carattere della rivolta deve rimanere pacifico”. Nello stesso tempo però il CNS, che ha aperto da poco una sede ad Istanbul, chiede con insistenza la creazione di zone cuscinetto all’interno del territorio siriano per dare rifugio ai membri dell’ opposizione siriana”.

Una ’creazione’ che richiederebbe di fatto un intervento militare esterno. “Al momento attuale la Siria non è una nuova Libia. Quello che èstato fatto in Libia non necessariamente si deve ripetere anche in Siria, non c’è nessuna risoluzione del Consiglio di sicurezza e alcuna indicazione dalla Comunita’ internazionale“. Ha riferito a un gruppo di giornalisti italiani ieri (n.d.r 14 dicembre, fonte Adnkronos) il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, dalla base militare di Trapani Birgi. E le dichiarazioni contro un intervento armato straniero erano state escluse dalla stesa Lega araba.

L’altro evento che ha portato all’escalation della crisi in Siria è stato l’isolamento regionale del Paese. Alla fine del mese scorso la Lega Araba, ha approvato sanzioni commerciali contro il regime di Damasco. Anche la Turchia si è unita alla decisione interrompendo le transazioni con la Banca Centrale del Paese. Un danno economico grave per la Siria che aveva instaurato con i Paesi Arabi e soprattutto la Turchia ottimi scambi commerciali. Ricordiamo che prima della Lega Araba anche l’Ue (Unione Europea) e gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni che hanno colpito il settore petrolifero siriano. L’Ue assorbiva infatti circa il 95% delle esportazioni petrolifere siriane, ben un terzo delle entrate di Damasco. Ed è innegabile che un tipo di embargo del genere vada a colpire, prima che il regime, il popolo siriano. A favore della leadership di Damasco continuano a rimanere schierati Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i cosidetti Paesi BRICS) contrari all’imposizione di altre sanzioni. Anche l’Iran ha intensificato lo scambio economico mentre Russia e Cina hanno posto il veto anche a qualsiasi risoluzione di condanna della Siria in sede ONU.

Siria, l’opposizione si coordina.

“Il dovere dell’Esercito e’ quello di proteggere il popolo”

Il Consiglio nazionale siriano (Cns) il maggiore gruppo d’Opposizione nel Paese, e l’Esercito siriano libero il (FSA) formato da disertori delle forze armate del regime, si sono incontrati per la prima volta in Turchia a Hatay, una provincia ai confini con la Siria. Scopo della riunione, creare una Commissione per monitorare la situazione e coordinare la lotta contro il Presidente Bashar al-Assad. Partite da posizioni differenti, le due parti hanno tuttavia convenuto (ieri 30 novembre 2011) che “il dovere dell’Esercito siriano libero, e’ quello di proteggere il popolo e di non attaccare l’esercito regolare o i sostenitori del regime”. Solo azioni difensive dunque e stop alle azioni di attacco.

La nascita dell’esercito siriano libero (FSA) era stata annunciato il 29 luglio 2011. E’ composto da disertori che hanno abbandonato l’esercito del Presidente Bashar al Assad. Ilquartier generale è in Turchia nella provincia di Hatay, al confine con la Siria, con gruppi che operano in Siria, sia nelle aree urbane che in campagna.

Soprattutto nel nord ovest del Paese( Idlib e Aleppo), nella regione centrale ( Homs, Hama,Rastan) sulla costa intorno a Latakia, a Damasco, e nell’area a sud di Damasco, a Daraa. Difficile stabilire il numero esatto dei componenti. Il leader dell’ Esercito siriano libero,Riyadh al-Asaad, ha dichiarato circa 15mila unità divise in 22 battaglioni operativi. Le forze dell’opposizione siriana non sono unite sul modo di realizzare il cambio di regime.

Il 24 novembre scorso, l’Esercito siriano libero ha invitato i paesi stranieri ad effettuare raid aerei contro ’obiettivi strategici’ del governo siriano, per accelerare il crollo del regime diBashar. Lo stesso giorno, in un’intervista ai media, ha dichiarato che questo presupposto non dà il benvenuto all’ingresso diretto in territorio siriano di truppe straniere ma spera che “la comunità internazionale imponga una non-fly zone.

La principale organizzazione dell’opposizione siriana, con sede generale sempre in Turchia, il Consiglio Nazionale siriano, si oppone invece all’intervento militare straniero. Il 23 novembre, durante una visita in Francia, il leader del Consiglio, Burhan Ghalioun, ha affermato che “lEsercito siriano libero deve fare tutto il possibile per evitare scontri militari diretti con le truppe governative, così da impedire che l’intero paese sprofondi del tutto nella guerra civile”.

Ma è già guerra civile in vaste aree del Paese e la probabilità che possa dilagare è sempre più provabile. Anche se non è da escludere un colpo di stato interno. I generali alawuiti (a capo dell’esercito, della sicurezza, dell’intelligence) per ora, sono dalla parte di Bashar. Ma per quanto tempo ancora?

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/siria-lopposizione-si-coordina/ (riproducibile citando la fonte)

La Siria e gli altri

Come cambiano le dinamiche fra gli attori internazionali, tra vecchi nemici e alleati storici.

Il premier turco Erdogan e Bashar al-Asad

La Lega Araba sospende la Siria dall’Organizzazione e, il 16 novembre, centinaia di siriani protestano colpendo le ambasciate del Qatar, degli Emirati Arabi, del Marocco. Prima era stata attaccata anche quella dell’ex alleata e amica Turchia. E gli attori sulla scena internazionale si moltiplicano, si schierano, mantengono o cambiano il ruolo.

La Lega araba prima di tutto. La sua decisione può allora essere sufficiente a far cadere Bashar al-Assad? Secondo Robert Fiskè difficile”. Per il giornalista britannico infatti la caduta di Bashar è ancora molto lontana anche se “il tempo a sua disposizione si sta esaurendo rapidamente”. Un consenso inter-arabo anti-Assad rende più difficile alla Russia e alla Cina il sostegno al regime ma, ancora Fisk, dalle pagine dell’’Indipendent, afferma che “ i vertici militari russi non hanno interrotto la fornitura di armi e tecnologia militare alla Siria, che permette alla flotta militare russa di avere un porto (Tartous) sul Mediterraneo”.

La Turchia. Il primo Ministro Recep Tayyb Erdogan ha reagito all’attacco dell’Ambasciata minacciando di sospendere i progetti congiunti di trivellazioni petrolifere e di tagliare le forniture elettriche alla Siria. Un’azione che procurerebbe però un bel danno economico per la Turchia, che ha fatto molti investimenti in Siria. Ankara, d’altra parte, all’inizio delle rivolte ha cercato di convincere Bashar Al- Assad ad abbandonare la via della repressione ma dopo vari tentativi falliti, ha aperto all’Opposizione siriana ospitando vertici e Congressi. E proprio dalla Turchia il 17 novembre il leader del leader dei Fratelli musulmani siriani in esilio, Muhammad Shafqa, ha dichiarato alla stampa che la Fratellanza è favorevole “a un intervento militare straniero in Siria, meglio se turco.

Le opposizioni in Siria. Cosa sta accadendo.

Le “correnti” dell’Opposizione in Siria. La Conferenza di Dialogo Nazionale e la Conferenza di Istambul. Per fare un po’ di chiarezza fra Opposizione e Conferenze.

Damasco piazza Al-Merjeh

Le “correnti” dell’Opposizione organizzata sono tre. Due in Patria e una all’estero.
In patria c’è quella dei dissidenti siriani, composta da circa 200 intellettuali indipendenti, che da marzo, si sono dichiarati disposti a tenere aperto il dialogo con la leadershep di Damasco. Circa 200 personalità e intellettuali fra cui il cristiano Michel Kilo, l’alauita Lu’ay Husayn e l’alauita Aref Dalilah. Gli ultimi due, nell’aprile scorso, avevano incontrato Butayna Sha’ban, la Consigliera Presidenziale, in merito alla “Conferenza di Dialogo Nazionale” promossa dal governo, una novità da parte della leadership al potere, che, prima di oggi, non ha mai riconosciuto alcuna forma di dissenso. Durante la conferenza, che si è tenuta regolarmente a Damasco, dal 10 al 13 luglio, il governo ha ribadito l’impegno a intraprendere riforme politiche. Sono stati invitati esponenti dell’opposizione e della società civile, intellettuali, artisiti e religiosi. Ma Michel Kilo, Fayez Sara, Lu’ay Husayn e Aref Dalilah non hanno partecipato dichiarando che “le condizione necessarie per un vero dialogo sono la fine della repressione violenta e la liberazione di tutti i prigionieri politici”.
Il gruppo di Aref Dalilah” ha proposto al governo una soluzione politica in otto punti. La prima richiesta è appunto la fine delle violenze. E anche una conferenza nazionale in cui siano invitati rappresentati di tutti i gruppi, anche chi organizza le proteste della strada. Questa corrente vuole convincere le autorità di Damasco ad accettare i punti del documento programmatico. E, nello stesso tempo, convincere chi manifesta che, se la leadership accetterà, si aprirà una fase nuova. Il gruppo sottolinea anche il pericolo di un cambiamento parziale, di un “regime change” come è avvenuto in Egitto, dove tuttora non si sono ancora svolte libere elezioni..

La seconda corrente in patria è quella dei“Comitati siriani di Coordinamento locale“, Lccs, una specie di piattaforma che, da maggio, ha riunito gli organizzatori delle manifestazioni anti-regime nel Paese. Anche questo“gruppo” ha proposto un programma politico. In sintesi, chiede, attraverso una transizione pacifica, la fine del mandato presidenziale di Bashar Al- Assad e un cambiamento totale del sistema politico. Secondo un organizzatore della capitale è necessario che le autorità “accettino la richiesta altrimenti il Paese rischia lo scoppio di una guerra civile”. Chi dovrebbe guidare la transizione?

Nel manifesto dei Comitati di coordinamento locale si legge che il compito spetterebbe “ a un comitato composto da rappresentanti civili e militari”, per un per periodo non più lungo di 6 mesi.

Infine c’è l’opposizione all’estero. Molti dei loro esponenti hanno partecipato alla conferenza di Antalya, in Turchia, che si è tenuta dal 31 maggio al 2 giugno. Fra i promotori, i firmatari dell’”Iniziativa nazionale per il cambiamento”. Un gruppo di cira 150 dissidenti siriani- creato da Radwan Zyaada, un 35enne, che vive negli Stati Uniti da 4 anni, ricercatore alla George Washington University- che esclude ogni possibile trattativa con Bashar-al Assad e ne chiede le dimissioni.
Gli oppositori siriani all’estero, circa 300, si sono riuniti di nuovo, sabato 16 luglio in una ”Conferenza di Salvezza Nazionale” ad Istambul , per redigere una road map e creare una “Struttura di coordinamento permanente dell’opposizione”.La conferenza è stata promossa da personalità indipendenti e partiti politici, fra cui, l’avvocato e dissidente storico Haithem Al Maleh. La Turchia – che ospita anche esponenti dei Fratelli Musulmani in esilio- è stata quindi di nuovo sede di un incontro dell’opposizione siriana.

Il cambiamento dell’ atteggiamento del Presidente Erdogan e del suo partito Akp (un partito islamico moderato considerato un modello per una larga fascia dei sunniti siriani e per gli Stati Uniti) nei confronti di Bashar-al-Assad, dopo gli ottimi rapporti degli ultimi anni, secondo alcuni osservatori, è il segnale di una politica espansiva neo-ottomanana del governo di Ankara nell’area del Medio Oriente.